17 Gennaio 2021

L’inquinamento atmosferico: un nemico della fertilità femminile

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L’inquinamento atmosferico può rappresentare un ostacolo per la fertilità femminile? Da un recente studio condotto dal professor Antonio La Marca, pare proprio di sì.

Professore associato di ostetricia e ginecologia nel dipartimento di scienze mediche e chirurgiche materno-infantili e dell’adulto dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, il professor Antonio La Marca ha presentato, in occasione del congresso annuale ESHRE 2019, uno studio che dimostra la stretta correlazione tra il calo della riserva ovarica e gli alti livelli di inquinamento dell’aria.

Lo studio ha preso in esame i dati raccolti dalle analisi ormonali di oltre 1.300 donne italiane e ha dimostrato come l’inquinamento atmosferico possa influire sul ruolo dell’ormone antimulleriano, conosciuto anche con la sigla AMH, secreto dalle cellule dell’ovaio e considerato un marcatore affidabile della riserva ovarica, ossia il livello potenziale di fertilità della donna calcolato sulla base dei follicoli di cui dispone in un determinato periodo della vita riproduttiva.

Ormone antimulleriano e inquinamento: la correlazione

Secondo gli studi condotti dal professor Antonio La Marca risulta evidente come non soltanto età e fumo incidano sui livelli di AMH, bensì anche alcuni fattori ambientali possono avere effetti negativi sullo stesso.

Per dimostrare ciò sono stati presi in considerazioni i valori dell’ormone antimulleriano raccolti tra il 2007 e il 2017 nelle donne residenti nell’area di Modena. Questi dati sono stati incrociati con quelli della regione Emilia Romagna, relativi all’esposizione delle donne a fattori ambientali e l’analisi è stata completata geolocalizzando le donne con Google Maps, al fine di valutare la loro esposizione media alle polveri sottili.

I risultati delle misurazioni di AMH nelle 1.318 donne prese in esame, hanno mostrato, come previsto, che i livelli ormonali, a partire dai 25 anni, sono inversamente proporzionali all’età delle stesse. È stato inoltre riscontrato che i livelli di AMH, indipendentemente dall’età delle pazienti, erano inversamente proporzionali anche alla concentrazione di agenti inquinanti presenti nell’atmosfera, definiti come PM10, PM2.5 e NO

L’intero patrimonio di dati è stato successivamente suddiviso in quartili, determinati in base alle differenti concentrazioni di PM10, PM2.5 e NO. I livelli più bassi di ormone antimulleriano sono stati riscontrati nelle pazienti appartenenti all’ultimo quartile, ovvero quello con la più alta concentrazione di inquinanti ambientali, a conferma che, indipendentemente dall’età, più alto è il livello di particolato e NO, minore è la concentrazione di AMH. La più bassa concentrazione di tale ormone, indice di una grave riduzione della riserva ovarica, è stata misurata in soggetti che sono stati esposti a livelli di PM10, PM2.5 e NO rispettivamente superiori a 29.5, 22 e 26 mcg/m.
La ricerca condotta dal professor La Marca ha pertanto confermato come l’età sia indubbiamente un fattore determinante nella concentrazione di AMH nelle donne,ma che anche fattori quali fumo, peso corporeo e contraccezione ormonale a lungo termine abbiano un significativo impatto sull’ormone antimulleriano, tanto quanto gli inquinanti ambientali. Vivere in un’area con elevati livelli di inquinamento atmosferico aumenta il rischio di una grave riduzione della riserva ovarica femminile con conseguente infertilità.

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