26 Maggio 2021

Cosa succede agli embrioni congelati in Italia?

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In Italia, gli embrioni congelati sono attualmente decine di migliaia e la domanda è d’obbligo: che fine faranno?

Prima di rispondere è tuttavia opportuno chiarire che la Legge 40 del 2004, che ha lo scopo di regolare la Procreazione Medicalmente Assistita, di fatto vieta la donazione di embrioni nel nostro Paese. Ciò significa che gli embrioni crioconservati a disposizione delle cliniche specializzate in PMA appartengono alle coppie che si sono rivolte ai centri per ottenere una gravidanza.

Quando in sovrannumero, ossia non utilizzati durante i trattamenti, tali embrioni restano custoditi per decine di anni e virtualmente sono privi di una data di scadenza. Si ipotizza infatti che possano sopravvivere nel loro stato di congelamento anche per cinquant’anni, secondo quanto recentemente emerso da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Human Reproduction Update.

Embrioni crioconservati per un tempo potenzialmente infinito

Commenta il prof. Mario Mignini Renzini, referente medico per gli aspetti clinici di Eugin in Italia e responsabile del Centro di Fecondazione Assistita della Casa di Cura La Madonnina, a Milano: “Come sempre il progresso implica dubbi, soprattutto sul piano etico. In futuro, grazie alle tecniche di PMA potremmo avere neonati concepiti prima della nascita dei loro futuri genitori. Sono aspetti che colpiscono l’opinione pubblica ma non bisognerebbe fermarsi a questi. L’OMS considera ormai la sterilità una vera e propria malattia sempre più diffusa, e come scienziati abbiamo il dovere di supportare il benessere e la salute delle persone.”

Anche in Italia, quindi, gli embrioni congelati non utilizzati nell’ambito di un trattamento di procreazione assistita vengono comunque conservati dalla clinica per un tempo indefinito, con futuri scenari potenziali molto interessanti.

Ricordiamo che la prima nascita risultato della crioconservazione degli embrioni è datata 1984: la bimba in questione si chiamava Zoe ed era australiana. In Italia, questa tecnica di congelamento è presente dagli anni Novanta.

“L’unione tra ovociti e spermatozoi avviene in provetta. Poi, se si decide di eseguire l’impianto in un secondo momento, l’embrione deve essere crioconservato,” spiega il prof. Mignini Renzini. “Il procedimento più usato è la vitrificazione, una tecnica di congelamento rapida fino alla temperatura di -180 gradi.”

Attualmente, la crioconservazione rappresenta la metodica d’elezione quanto l’eventuale impianto dell’embrione effettuato “a fresco” (ossia immediatamente) potrebbe incrementare il rischio di sovrastimolazione ovarica, rendendo l’ovaio già sovraccaricato dalle terapie ormonali non ancora pronto per iniziare una gravidanza.

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