12 Maggio 2026

Cause di infertilità: quali sono le più frequenti nella donna e nell’uomo?

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Le cause dell’infertilità possono riguardare la donna, l’uomo o entrambi i partner. In alcuni casi il problema è legato all’età, all’ovulazione, alla riserva ovarica, alle tube di Falloppio o all’utero; in altri dipende invece da alterazioni del liquido seminale, come ridotta concentrazione, insufficiente motilità degli spermatozoi o anomalie morfologiche. In altri casi ancora, l’infertilità ha cause combinate – ossia legate a entrambi i partner – o idiopatiche, cioè non chiare.

In generale, quando una gravidanza tarda ad arrivare in modo naturale, è sempre essenziale valutare la fertilità nella coppia nel suo insieme con il supporto di un team specialistico, come quello disponibile presso i centri di PMA Eugin, presenti in tutta Italia con una rete di cliniche e ambulatori. Non va infatti dimenticato che un corretto inquadramento clinico permette di individuare con precisione le possibilità cause dell’infertilità, evitare perdite di tempo e orientare la coppia verso il percorso più adeguato, anche nell’ambito dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita.

I fattori di infertilità femminile più comuni

Disturbi dell’ovulazione e alterazioni ormonali

Tra le cause più frequenti di infertilità femminile rientrano i disturbi dell’ovulazione: cicli molto irregolari, assenza di ovulazione o alterazioni ormonali possono ridurre le possibilità di concepimento spontaneo, perché rendono più difficile individuare il periodo fertile o impediscono il corretto rilascio dell’ovocita.

Un ruolo importante è svolto anche dalla sindrome dell’ovaio policistico, spesso associata a cicli irregolari, alterazioni metaboliche e squilibri ormonali. Va chiarito che, sebbene non tutte le donne con ovaio policistico abbiano difficoltà a concepire, in presenza di anovulazione o cicli molto distanziati è comunque consigliato affidarsi a una valutazione specialistica.

Endometriosi e alterazioni tubariche

Un’altra condizione da considerare nella possibile infertilità femminile è l’endometriosi, patologia talvolta sottovalutata che può interferire con la fertilità attraverso diversi meccanismi: infiammazione pelvica, alterazioni anatomiche, aderenze, interessamento ovarico o possibile riduzione della qualità ovocitaria. Anche in questo caso l’impatto sulla fertilità varia molto da donna a donna e dipende primariamente dalla sede, dall’estensione della malattia e dalla storia clinica personale.

Le alterazioni tubariche sono senza dubbio un ulteriore fattore rilevante. Come è noto, le tube di Falloppio hanno il compito di permettere l’incontro tra ovocita e spermatozoo e il successivo passaggio dell’embrione verso l’utero: quando sono ostruite o danneggiate, ad esempio a seguito di infezioni, interventi chirurgici, endometriosi o malattia infiammatoria pelvica, il concepimento naturale può diventare più difficile.

Patologie uterine ed età femminile

Vanno poi considerate le patologie uterine, come fibromi, polipi, malformazioni o aderenze intrauterine, soprattutto quando interferiscono con la cavità endometriale e con l’impianto dell’embrione.

Infine, l’età femminile resta uno dei fattori più importanti: come è noto, dopo i 35 anni la naturale fertilità della donna tende a ridursi in modo più evidente, per effetto della fisiologica diminuzione della quantità e della qualità degli ovociti. Per approfondire questa tematica, ti invitiamo a leggere il nostro articolo dedicato.

I fattori di infertilità maschile più comuni

Alterazioni del liquido seminale

L’infertilità maschile è spesso collegata ad alterazioni del liquido seminale, valutabili attraverso un esame semplice e poco invasivo come lo spermiogramma. Questo esame analizza parametri chiave come volume, concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi, offrendo una prima indicazione relativamente alla capacità fecondante del partner maschile.

Concentrazione nemaspermica e numero di spermatozoi

Uno dei parametri più importanti è poi la concentrazione nemaspermica, cioè il numero di spermatozoi presenti in un millilitro di liquido seminale. Quando questo valore è ridotto si parla di oligozoospermia; mentre nei casi più severi può essere presente una quantità molto bassa di spermatozoi o, in alcune situazioni, una loro totale assenza nell’eiaculato. In quest’ultimo caso, saremo di fronte a una condizione definita azoospermia.

Motilità e morfologia degli spermatozoi

Anche la motilità degli spermatozoi è fondamentale nella valutazione della fertilità maschile. Gli spermatozoi devono infatti essere in grado di muoversi in modo efficace per raggiungere l’ovocita e partecipare al processo di fecondazione. Una riduzione della motilità, detta astenozoospermia, può ridurre le probabilità di concepimento spontaneo, soprattutto se associata ad altri parametri seminali alterati.

La morfologia, vale a dire la forma degli spermatozoi, è un altro elemento da valutare con cura. Anomalie significative possono infatti influire sulla capacità di fecondazione, anche se l’interpretazione dei risultati deve sempre essere affidata allo specialista, perché un singolo parametro raramente basta a definire da solo la capacità di concepimento del partner maschile.

Varicocele, infezioni e altri fattori maschili

Infine, tra le ulteriori cause che portano ad alterazioni del liquido seminale possono rientrare varicocele, infezioni, alterazioni ormonali, patologie testicolari, problemi eiaculatori, fattori genetici, esposizione a sostanze tossiche, fumo, alcol, obesità, stress e alcuni stili di vita.

Resta pertanto valido il consueto consiglio: in presenza di valori alterati, sono sempre indicati ulteriori approfondimenti andrologici, ormonali, genetici o microbiologici.

Cause combinate o infertilità idiopatica

Vale poi la pena ricordare che, in molti casi, l’infertilità non dipende da un solo elemento – e neppure da un singolo partner. Può per esempio accadere che una ridotta riserva ovarica si associ a parametri seminali non ottimali, oppure che un fattore tubarico coesista con alterazioni della motilità degli spermatozoi. In tali situazioni si parla di infertilità di coppia o infertilità combinata, perché più fattori contribuiscono a ridurre le probabilità di concepimento.

Questa è un’altra ragione per cui la valutazione clinica della fertilità deve coinvolgere entrambi i partner fin dall’inizio: concentrarsi su un solo partner può rallentare la diagnosi e ritardare l’individuazione del percorso più indicato.

Infine, esistono situazioni in cui gli esami non evidenziano una causa precisa che preclude il concepimento. Si parla in questo caso di infertilità idiopatica o inspiegata. Si tratta di una diagnosi che può essere complessa da accettare, perché la coppia percepisce una difficoltà reale senza ricevere una spiegazione immediata. Anche in assenza di una causa evidente, lo specialista in Medicina della Riproduzione può però proporre un percorso terapeutico calibrato sull’età, sulla storia clinica della coppia e, ovviamente, sulle probabilità di successo.

Infertilità in Italia: cosa dicono le statistiche recenti?

In Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, l’infertilità – definita come incapacità di ottenere una gravidanza in modo naturale dopo 12 mesi di rapporti mirati – riguarda circa il 15% delle coppie. A livello clinico, questo dato conferma quanto il problema sia diffuso e quanto sia importante affrontarlo senza considerarlo automaticamente una responsabilità femminile o maschile. Come indicato, l’infertilità può infatti dipendere da un fattore femminile, da un fattore maschile, da una combinazione di entrambi o da cause che restano non identificabili anche dopo gli esami.

Il contesto demografico rende il tema ancora più rilevante. ISTAT ha registrato 369.944 nascite nel 2024, in calo significativo rispetto al 1995, con un tasso di fecondità medio di 1,18 figli per donna. La stima provvisoria per il 2025 indica 355.000 nascite e una fecondità pari a 1,14 figli per donna (1,13 nei primi sette mesi), trend che non coincide direttamente con le cause mediche di infertilità ma evidenzia come l’età media genitoriale in aumento (donne oltre 35 anni) incida sulle possibilità riproduttive naturali. In pratica, siamo di fronte a un quadro generale molto chiaro: in Italia si diventa genitori sempre più tardi e il fattore tempo può incidere in modo significativo sulle possibilità riproduttive.

Di riflesso, anche il ricorso alla PMA è cresciuto. Secondo la Relazione PMA 2025 del Ministero della Salute, nel 2023 sono nati 17.235 bambini grazie a tecniche di procreazione medicalmente assistita, pari al 4,5% del totale delle nascite registrate nello stesso anno. È un dato che mostra quanto la Medicina della Riproduzione sia ormai parte integrante del percorso di molte coppie che cercano una gravidanza.

Quando è il momento di rivolgersi a un centro specializzato in PMA?

È opportuno rivolgersi a un centro specializzato in PMA quando la gravidanza naturale non arriva dopo 12 mesi di rapporti mirati e non protetti. Se la donna ha più di 35 anni, è consigliabile anticipare la valutazione dopo circa 6 mesi, perché il fattore dell’età incide appunto in modo significativo sulle possibilità di concepimento e sui tempi di intervento.

Una consulenza specialistica è indicata anche in presenza di condizioni mediche già note, come endometriosi, cicli molto irregolari, precedenti interventi ginecologici, sospetto fattore tubarico, aborti ripetuti, alterazioni dello spermiogramma, varicocele, patologie genetiche o terapie che potrebbero compromettere la fertilità.

Presso le cliniche Eugin, il percorso inizia con un inquadramento completo della situazione clinica e riproduttiva della coppia. Gli specialisti valutano la storia personale e familiare di entrambi i partner, gli eventuali esami già eseguiti e gli approfondimenti necessari, con l’obiettivo di definire il trattamento più adeguato.

A seconda del caso, la valutazione della partner femminile può comprendere visita ginecologica, dosaggi ormonali, ecografia pelvica, studio della riserva ovarica, accertamenti sulla pervietà tubarica e analisi del liquido seminale. Per il partner maschile, lo spermiogramma consente invece di approfondire concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi. Se necessario, possono essere richiesti ulteriori test.

Comprendere le cause di infertilità non significa “dare un nome” al problema, quanto piuttosto intraprendere un percorso più chiaro verso la genitorialità, riducendo dubbi e incertezze e individuando le opzioni che offrono oggi le maggiori probabilità di successo.

Se desideri ricevere un orientamento preliminare da parte del nostro team di specialisti, puoi prenotare la tua prima visita presso la clinica Eugin più vicina o, in alternativa, utilizzare in modo anonimo il nostro tool di pre-diagnosi online per capire da dove iniziare.

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