8 Gennaio 2024

La differenza tra blastocisti ed embrione

You are here:

Nell’ambito della Medicina della Riproduzione e della Procreazione Medicalmente Assistita, “embrione” e “blastocisti” sono senza dubbio tra i termini più utilizzati. Spesso considerati erroneamente sinonimi, essi rappresentano in realtà fasi ben distinte nello sviluppo iniziale di un ovocita fecondato in vitro essere umano.

Scopriamo dunque quali sono queste differenze, che non riguardano soltanto fasi distinte nello sviluppo del feto, ma hanno anche diverse funzioni.

 

L’embrione: la primissima fase dello sviluppo di un organismo multicellulare

Possiamo definire l’embrione come la fase iniziale dello sviluppo di un organismo multicellulare che segue il momento del concepimento. È anche lo stadio di sviluppo e differenziamento più iniziale del feto, ossia la fase compresa tra la fecondazione e il terzo mese di gravidanza.

Nella specie umana, l’embrione inizia a formarsi dopo la fecondazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo. L’ovocita così fecondato, chiamato zigote, attraversa successivamente una intensa fase di divisioni cellulari: a seguito delle prime tre o quattro divisioni cellulari, esso raggiunge lo stadio di morula (che si verifica di norma al compimento del terzo giorno dalla fecondazione).

Diversamente dallo zigote, che è un embrione composto da un massimo di sedici cellule, la morula si caratterizza per una quantità di cellule variabile tra sedici e sessantaquattro. È interessante notare che il termine “morula” si riferisce al fatto che, in questo stadio di sviluppo, l’insieme di cellule somiglia vagamente a una mora.

 

La blastocisti: la fase di sviluppo embrionale che avviene dopo cinque o sei giorni dalla fecondazione

La blastocisti è la fase di sviluppo embrionale che ha origine cinque o sei giorni dopo la fecondazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo. È successiva alla morula e precedente a quella dell’attecchimento, ossia all’impianto dell’embrione nell’utero materno.

Il termine “blastocisti” si riferisce al fatto che, a questo stadio di sviluppo, l’embrione – che ha ormai raggiunto una struttura complessa composta da circa duecento cellule – assume una forma cosiddetta a “blastula”, ossia ellittica o circolare.

La blastocisti ha inoltre peculiarità strutturali del tutto diverse dall’embrione dei giorni precedenti e si compone di due aree che ne indicano la qualità e la possibilità di impianto e gravidanza (il momento in cui l’embrione viene trasferito nell’utero varia infatti da caso a caso: il transfer potrà quindi essere di embrioni o di blastocisti). Le due aree della blastocisti sono la massa cellulare interna (Inner Cell Mass ), un insieme di cellule all’interno del blastocele che daranno origine al feto; e la massa cellulare esterna (trofoectoderma), uno strato di cellule epiteliali che riveste il blastocele e deputato invece a originare la placenta e le membrane amniotiche.

Come è facile intuire, lo stadio di blastocisti è molto importante per la successiva fase di impianto nell’utero materno. La sua formazione segna infatti un punto di svolta nello sviluppo dell’embrione, poiché è proprio in questa fase che si differenziano le cellule che daranno origine ai tessuti e agli organi del corpo umano.

 

In che modo l’embrione si trasforma in blastocisti?

Riassumendo, l’embrione inizia a trasformarsi in blastocisti attraverso un processo noto come differenziazione cellulare. Durante questa fase, alcune cellule dell’embrione si specializzano e danno vita al trofoblasto, che avvolgerà l’embrione e darà origine alla placenta. Allo stesso tempo, altre cellule si aggregano nella massa cellulare interna, che a sua volta si differenzierà in diversi tipi di cellule e tessuti.

Il processo di differenziazione cellulare è cruciale per lo sviluppo dell’embrione, poiché determina quali cellule formeranno gli organi e i tessuti specifici. Questa fase si svolge grazie una fitta e costante serie di segnali chimici e interazioni tra le cellule.

In altre parole, il processo di differenziazione cellulare è responsabile della creazione di una struttura più complessa chiamata blastocisti a partire dall’embrione iniziale.

 

Il trasferimento dell’embrione allo stadio di blastocisti nella fecondazione in vitro (FIV)

Nel corso di un trattamento di fecondazione in vitro, il medico suggerirà il giorno in cui il trasferimento degli embrioni offre le maggiori possibilità di ottenere una gravidanza. Come indicato in precedenza, la fase di transfer potrà avvenire utilizzando embrioni in seconda o terza giornata dalla fecondazione oppure embrioni già allo stadio di blastocisti, ossia in quinta o sesta giornata dalla fecondazione.

Durante un ciclo di FIV, l’ovocita viene inseminato in laboratorio e l’embrione risultante viene conservato e monitorato per un periodo variabile dai due ai sei giorni, durante i quali si sviluppa in un organismo complesso pronto all’impianto nell’utero. Durante questo periodo, l’embrione subisce divisioni cellulari continue seguendo un ritmo specifico. Nella seconda giornata dalla fecondazione, gli embrioni possono aver raggiunto lo stadio di due cellule chiamate blastomeri. Successive divisioni portano l’embrione allo stadio di sei/otto blastomeri nella terza giornata. Nella quarta giornata, l’embrione raggiunge lo stadio delle sedici cellule: come abbiamo visto, esso prende il nome di morula.

Tra la centesima e la centoventesima ora dalla fecondazione si verifica invece la blastulazione, una fase in cui le cellule si separano creando una cavità piena di liquido chiamata blastocele. A questo punto, l’embrione si è trasformato in blastocisti ed è pronto per il trasferimento nell’utero per l’impianto.

Nell’ambito della Medicina della Riproduzione, il trasferimento dell’embrione allo stadio di blastocisti offre numerosi vantaggi perché, a tale grado di sviluppo, l’embrione ha già superato tutte le prime fasi di divisione e ha quindi raggiunto una fase ottimale per l’impianto nell’endometrio.

Puoi scoprire di più su questa tematica visitando questa pagina.

Hai dubbi o hai bisogno di maggiori informazioni?