25 Gennaio 2021

Procreazione medicalmente assistita: come fare a parlarne con amici e familiari?

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Le coppie che si sottopongono a un trattamento di PMA vivono sensazioni contrastanti dove la voglia e la necessità di parlare del percorso che stanno intraprendendo entrano in conflitto con il disagio e il pudore di rivelare al mondo la loro infertilità. 

Per una coppia la decisione di avere un figlio rappresenta un tema intimo, che si desidera mantenere privato. Le coppie che si sottopongono a un trattamento di procreazioni medicalmente assistita per provare a realizzare questo sogno vivono il desiderio di riservatezza con ancora maggiore intensità: la necessità di parlare e condividere con i propri cari il periodo difficile che stanno vivendo, sia da un punto di vista emotivo che spesso anche organizzativo, si contrappone al disagio di rivelare di non potere procreare in maniera naturale. 

Non parlarne con persone esterne alla coppia da un lato rende la situazione più astratta, come se, non dicendolo ad alta voce, il problema restasse più piccolo, meno pressante e invadente, meno reale, consentendo alla coppia di negarlo, almeno per un po’ di tempo, e mettendola in condizioni di non dovere giustificare e spiegare eventuali tentativi che non hanno avuto esiti positivi. Dall’altro lato però questa scelta rende la situazione pesante per la coppia stessa che si trova a utilizzare molto del proprio spazio e tempo per condividere pensieri ed emozioni, rischiando di accrescere la sensazione che tutto ciò stia capitando “solo” a loro. 

L’importanza di parlare del percorso di procreazione medicalmente assistita con i propri cari 

Le prime persone alle quali alcune coppie confidano il problema e dalle quali sono supportate nelle scelte e nel percorso che si trovano ad affrontare sono le famiglie di origine e in modo particolare i genitori. Altre coppie viceversa ne temono il giudizio negativo oppure un eccesso di coinvolgimento emotivo e le troppe domande. Ma i famigliari, le persone a noi più care, nonostante non li si renda subito partecipi del problema, percepiscono che qualcosa non va e spesso, inconsapevolmente, pongono domande che possono acuire ancor di più il momento di sofferenza della coppia. 

Le coppie con problemi di infertilità si domandano se, come e quando parlare con i propri genitori e amici della loro problematica e dei possibili percorsi da intraprendere per raggiungere la tanto desiderata gravidanza. Le coppie sono consapevoli che, talvolta, le tecniche di procreazione medicalmente assistita possono risultare difficili da accettare per le generazioni più mature, entrando in alcuni casi in conflitto con le loro credenze, specie quando l’opzione più plausibile è quella di un bambino nato grazie alla donazione di gameti” spiega la dottoressa Francesca Zucchetta, psicologa-psicoterapeuta esperta in tematiche di infertilità di coppia e procreazione medicalmente assistita di Clinica Eugin. “Sebbene sussistano ancora ostacoli riconducibili alla scarsa conoscenza e a diverse credenze legate al passato, io invito i miei pazienti innanzitutto a riflettere sulle motivazioni che li spingono ad avere riserbo e poi a dedicarsi del tempo per avere loro stessi per primi le idee abbastanza chiare, attraverso la raccolta di quante più informazioni possibili, da tutti i punti di vista. Successivamente a cercare un dialogo aperto con genitori e suoceri, là dove la qualità del loro rapporto lo consenta, sulle difficoltà a concepire e sulla procreazione assistita, sia di tipo omologo che di tipo eterologo. Si tratta di un passaggio molto utile affinché le coppie sterili e infertili possano affrontare il loro percorso di ricerca della genitorialità con serenità e positività. Ma rassicuro anche le coppie sul fatto che non è necessaria una comunicazione paritaria con le proprie famiglie di origine, del tipo “se tu lo dici a tua madre, allora anche io alla mia”, perché non tutti i genitori hanno le stesse risorse, mentre la comunicazione qui deve avere solo uno scopo funzionale/vantaggioso per la coppia. Questo argomento invece a volte crea conflitto nella coppia, a volte senso di colpa da parte del partner che ammette sia meglio escludere i propri genitori. Le coppie sono spesso portate a pensare che il dolore legato alla difficoltà nel concepire un bambino riguardi solo loro e non i loro cari, che non saranno in grado di capire o condividere fino in fondo quello che stanno passando. Io consiglio di prendersi il tempo per rispondere alle domande della propria famiglia e di spiegare con calma le differenti possibilità a disposizione e le varie alternative e lasciare ai futuri nonni e zii il tempo per comprendere e accettare. È possibile che anche i famigliari più stretti si mostrino in un primo momento privi di tatto, ma ci tengo sempre a precisare che questo avviene non per cattiveria ma per mancanza di conoscenza sull’argomento e che poi il loro amore li porterà a superare anche questo ostacolo. È indispensabile verbalizzare le necessità e spiegare cosa ci si aspetta esattamente da loro, comprensione, distrazione o semplicemente ascolto, quali parole o quali gesti aiuterebbero. Il problema continuerà a essere presente, ma non ci saranno più tabù né segreti”. 

Parlarne con gli amici: l’importanza di scegliere quelli che possano davvero essere di sostegno alla coppia 

Una coppia sterile è una coppia che soffre. Il percorso, a volte lungo, sottopone la coppia a stress e a sofferenze legate all’osservazione di come altre coppie di amici possano invece realizzare senza difficoltà il loro progetto di genitorialità. In particolare, ammettere di provare emozioni contrastanti per le gravidanze dei propri amici li disorienta o addirittura li fa sentire in colpa. La coppia è dunque emotivamente molto fragile, sente il bisogno di un aiuto concreto sulla gestione di questi eventi e parole che dall’esterno possono sembrare insignificanti potrebbero al contrario causare ferite profonde e restare nella memoria della stessa.

Per questa ragione le coppie che si sottopongono a un trattamento di riproduzione assistita hanno bisogno di circondarsi di amici discreti e, allo stesso tempo, attenti e disponibili, che non facciano troppe domande ma che siano sempre disposti ad ascoltare. Per alcune coppie è importante dialogare con amici che, come loro, stanno vivendo la stessa esperienza. Questo per la ricerca di una maggiore empatia.

Il consiglio in generale è sì quello di non isolarsi, ma di scegliere con cura le persone con le quali confidarsi. L’obiettivo è sentirsi capiti, poter parlare del trattamento, sfogare le proprie emozioni. La coppia ha bisogno di confidarsi con persone ottimiste, che non giudicano, che scelgano bene le loro parole, che evitino di essere impacciati, che sappiano organizzare momenti di svago e creare un’atmosfera più rilassata. Alle coppie sottolineo che, anche in questo caso, è importante rispettare reciprocamente le sensibilità individuali, in parte dettate dall’identità di genere e in parte dal carattere. Può essere per esempio che solo uno dei due senta la necessità di uno sfogo o di una confidenza, meno l’altro partner o che non lo voglia farlo in co-presenza. Ciò non crea un problema o un disequilibrio nella misura in cui viene condiviso e spiegato. 

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