Sempre più donne scelgono di avere un figlio più tardi rispetto al passato. In Italia questa tendenza è particolarmente evidente: nel 2024 l’età media al primo figlio ha raggiunto 31,9 anni, il valore più alto nell’Unione europea, superiore alla media UE di 29,9 anni. La posticipazione della maternità è legata a molti fattori, tra cui percorsi di studio più lunghi, stabilità lavorativa più difficile da raggiungere, cambiamenti sociali e costi di vita più elevati.
Questa evoluzione si confronta però con un dato biologico che resta invariato: la fertilità femminile diminuisce con l’età, soprattutto dopo i 35 anni e in modo ancora più marcato dopo i 40, per effetto della riduzione della riserva ovarica e del fisiologico peggioramento della qualità degli ovociti. Anche il fattore maschile può incidere, poiché con il passare del tempo alcuni parametri del liquido seminale tendono a ridursi.
Quando si cerca una gravidanza dopo i 40 anni è pertanto utile affidarsi quanto prima a una valutazione specialistica per conoscere gli esami da eseguire e le opzioni di trattamento con le migliori probabilità di successo. Presso le cliniche Eugin, un accurato inquadramento iniziale aiuta a definire il percorso più adatto alla situazione della paziente o della coppia.
Sommario
Come cambia la fertilità in funzione dell’età
La fertilità femminile diminuisce fisiologicamente con il passare del tempo e, dopo i 35 anni, questo cambiamento diventa più evidente. Superati i 40 anni, la valutazione della situazione riproduttiva assume pertanto un ruolo ancora più importante.
Il primo aspetto da considerare è la riserva ovarica, ossia il patrimonio di ovociti disponibili nelle ovaie. Con l’età non diminuisce infatti solo il numero degli ovociti, ma anche la loro qualità: ciò significa che, pur in presenza di mestruazioni regolari, le probabilità di concepimento si riducono sensibilmente poiché la competenza ovocitaria può risultare compromessa.
Anche il fattore maschile merita attenzione. Come evidenziato da una ricerca condotta dal nostro gruppo, con l’avanzare dell’età possono ridursi il volume dell’eiaculato e la motilità degli spermatozoi, mentre può aumentare la frammentazione del DNA spermatico. Questi aspetti non agiscono sempre in modo isolato, ma possono incidere soprattutto quando si associano a un’età femminile già avanzata.
Oltre all’età, contano anche le abitudini quotidiane. Fumo di sigarette tradizionali o elettroniche, consumo di alcol, eccesso o marcata riduzione del peso corporeo, stress e altri fattori legati ad alimentazione e stile di vita possono influire negativamente sulla salute riproduttiva sia femminile che maschile.
Infine, con l’aumentare dell’età materna cresce anche il rischio di alcune complicanze ostetriche e riproduttive, tra cui aborto spontaneo, alterazioni cromosomiche dell’embrione, ipertensione e diabete gestazionale. Per questo, dopo i 40 anni è particolarmente utile definire con precisione il quadro clinico fin dalle prime fasi della ricerca di gravidanza e procedere rapidamente a un programma terapeutico di PMA.
Gli esami consigliati per chi cerca una gravidanza dopo i 40 anni
Il primo passo è una valutazione specialistica completa, utile per comprendere quali siano le reali possibilità di concepimento e quale percorso clinico sia più appropriato per la coppia.
Una visita ginecologica preliminare permette di ricostruire la storia medica e riproduttiva della paziente, mentre l’anamnesi di coppia aiuta a individuare eventuali fattori femminili, maschili o combinati che potrebbero ostacolare la gravidanza.
Tra gli esami più richiesti rientrano i dosaggi ormonali, che consentono di approfondire la funzionalità ovarica e l’equilibrio endocrino generale. In particolare, possono essere prescritti AMH, FSH, LH, estradiolo e TSH, da interpretarsi sempre nel contesto dell’età, della storia clinica e della risposta ovarica attesa. L’AMH, insieme ad altri parametri, è particolarmente utile per stimare la riserva ovarica.
A completare l’inquadramento della fertilità femminile vi sono l’ecografia pelvica e la conta dei follicoli antrali, che aiutano a valutare morfologia di utero e ovaie e a ottenere ulteriori indicazioni sul potenziale ovarico. In rari casi selezionati, il medico può inoltre richiedere una valutazione della pervietà delle tube, per verificare l’eventuale presenza di ostacoli meccanici al concepimento.
Anche il partner maschile va esaminato con attenzione. Lo spermiogramma è l’esame di riferimento per analizzare quantità, motilità e morfologia degli spermatozoi. In presenza di quadri specifici o di precedenti difficoltà riproduttive, può essere indicato anche il test di frammentazione del DNA spermatico.
Una diagnosi accurata consente di evitare perdite di tempo e di impostare fin da subito il trattamento più adatto. In Eugin, il percorso inizia con una valutazione specialistica completa, che include visita, analisi della storia clinica della coppia ed eventuali approfondimenti diagnostici mirati.
Quando può essere utile la stimolazione ovarica?
La stimolazione ovarica è uno dei passaggi essenziali per aumentare le probabilità di successo della PMA. L’obiettivo è favorire la crescita di uno o più follicoli attraverso la somministrazione di farmaci specifici, così da creare le condizioni più adatte per ottenere embrioni in grado di dar luogo alla gravidanza.
In termini semplici, stimolare l’ovulazione significa intervenire in modo controllato sul ciclo ovarico per migliorare la gestione clinica del trattamento. L’induzione farmacologica della crescita follicolare è fondamentale quando la risposta ovarica tende a ridursi e il numero di ovociti disponibili può essere limitato, e i protocolli farmacologici vengono personalizzati caso per caso, con l’obiettivo di adattare dosaggi, tempi e monitoraggio alle caratteristiche della paziente.
Durante la stimolazione ovarica, la crescita follicolare viene controllata con ecografie transvaginali e, quando necessario, con analisi ormonali, così da individuare il momento più appropriato per proseguire il trattamento.
Quando considerare l’ovodonazione?
Con il termine ovodonazione ci si riferisce comunemente un trattamento di PMA eterologa la cui denominazione esatta è fecondazione in vitro eterologa con ovociti di donatrice. La tecnica prevede l’utilizzo di ovociti provenienti da una donatrice esterna, che vengono fecondati in laboratorio con il seme del partner o, se necessario, di un donatore esterno alla coppia (si parlerà in questo caso di doppia donazione). Gli embrioni ottenuti vengono poi trasferiti nell’utero della paziente, precedentemente preparato per accoglierli.
Tale possibilità può essere presa in considerazione quando ottenere una gravidanza con i propri ovociti è molto difficile o clinicamente poco probabile. Può accadere ad esempio in presenza di ridotta riserva ovarica, menopausa precoce, risposta insufficiente alla stimolazione ovarica, qualità ovocitaria compromessa, assenza di ovociti utilizzabili o ripetuti fallimenti di trattamenti precedenti con ovociti propri. In alcuni casi, l’ovodonazione può essere indicata anche in presenza di specifiche anomalie genetiche o cromosomiche, o quando la stimolazione ovarica è controindicata.
Dopo i 43 anni, questo tema assume spesso un’importanza particolare perché il fattore che incide maggiormente sulle possibilità di concepimento è proprio la qualità ovocitaria. Per questa ragione, laddove il fattore ovocitario rappresenti il principale ostacolo, l’impiego di ovociti di donatrice può aumentare in modo significativo le possibilità di gravidanza.
Centrale in questo percorso è la selezione della donatrice, che in Eugin avviene attraverso controlli medici e psicologici rigorosi. Il processo di assegnazione tiene conto della compatibilità con la ricevente e con la coppia, considerando caratteristiche fenotipiche e, quando opportuno, anche il gruppo sanguigno, con l’obiettivo di individuare il matching più adeguato e sviluppare un percorso quanto più possibile accurato e personalizzato.
Mettere in pausa l’orologio biologico con la preservazione della fertilità
È infine utile ricordare un aspetto spesso sottovalutato: la possibilità di preservare la fertilità femminile prima che il calo della funzione ovarica diventi più marcato attraverso la crioconservazione degli ovociti, che vengono prelevati dopo una stimolazione ovarica e conservati per un eventuale utilizzo futuro nell’ambito di un percorso di PMA.
L’efficacia di questa scelta è strettamente legata all’età in cui viene effettuata. Più gli ovociti vengono crioconservati in una fase biologicamente favorevole, maggiori sono le probabilità di conservarne il buon potenziale riproduttivo.
L’opzione è particolarmente utile per le donne che non cercano una gravidanza nel presente, ma desiderano mantenere aperte le proprie possibilità future. Può essere indicata sia per ragioni mediche, per esempio prima di trattamenti che potrebbero compromettere la funzione ovarica, sia per una scelta personale legata ai tempi della maternità.
Nelle cliniche Eugin, la preservazione della fertilità è disponibile attraverso Time Freeze®, un percorso di crioconservazione degli ovociti sviluppato per aiutare la donna a conservare oggi il proprio potenziale riproduttivo in vista di un progetto di genitorialità futuro.
Medicina della Riproduzione: il supporto più indicato per una gravidanza dopo i 40 anni
Dopo i 40 anni, cercare una gravidanza richiede informazioni chiare, tempi rapidi e un percorso costruito sulla propria situazione clinica. Una valutazione specialistica personalizzata permette di agire tempestivamente e aiuta a evitare perdite di tempo, individuando la soluzione che offre maggiori probabilità di successo.
In Eugin, la coppia può contare su un inquadramento medico completo e su un percorso di procreazione medicalmente assistita definito in base alle caratteristiche cliniche individuali. Se desideri capire da dove partire, puoi prenotare la tua prima visita presso la clinica Eugin più vicina o effettuare in modo del tutto anonimo la pre-diagnosi online, per ricevere un primo orientamento specialistico.


